COMUNICATO STAMPA

Domani 30 agosto si terrà a Padova un evento importante per il Veneto e la sua gente: ” Il saluto a Carpaccio” che celebrerà il trasferimento del dipinto ” Madonna con Santi” a Pirano nell’Istria Veneta.

Non è un atto dovuto. Lo stato sloveno esiste da pochi decenni e le sovranità su Pirano, precedenti alla rimozione della pala, furono la Repubblica Veneta, l’Austria e l’Italia, non la Yugoslavia e men che meno la Slovenia.

In questo senso hanno ragione le associazioni degli esuli allorquando ricordano le pretese di “restituzione” furono già esaminate e respinte nel 2005 giacchè l’art.12 del trattato di Pace del 1947 non riguardava in alcun modole opere spostate nel 1940 da territori allora italiani verso altri territori italiani.

il ritorno della pala di Carpaccio rinnova il forte e lungo legame tra Venezia e la città istriana ed è anche importante per la novità che stabilisce  nelle relazioni tra stati a proposito del problema della ricollocazione delle opere d’arte nel proprio contesto originario.

La percezione moderna dell’opera d’arte assegna particolare importanza all’ ambiente nel quale sono state create sia per la collocazione (chiesa, palazzo o piazza), che per l’ambito culturale.

A questa visione che si sta affermando anche nelle relazioni tra stati si contrappone uno spettacolo deprimente di alcuni musei, vere esposizioni di refurtive da razzie perpetrate  a Venezia, opere al loro contesto con metodi e sistematicità del tutto simili alle pratiche naziste.

Auspichiamo che questo nuovo clima culturale e di fiducia tra istituzioni suggerisca ai responsabili di alcuni musei un cambiamento in questo senso.

Anche la modalità di fruizione dell’opera d’arte è ora basato sulla completezza del contesto, infatti molte esposizioni (tra l’altro di grande successo) sono organizzate sulla loro ricollocazione nell’ambiente originario o sul riassemblaggio di opere già smembrate.

E’ un processo culturale lento ma presente per cui non si sopporterà più che una predella dipinta non stia con la sua pala completa a S.Zeno a Verona, ma sia reclusa in un corridoio francese, così come i Carpaccio, i Bellini ed i Tintoretto appesi alle anonime pareti di Brera.

Se tutti facessero il loro dovere, allora la partenza di Carpaccio non sarebbe una perdita, ma motivo di orgoglio nel ripristinare l’unità di civiltà sulle sponde dell’Adriatico; sarebbe il segnale di un indirizzo nuovo, civile e doveroso al quale l’Italia dovrebbe pretendere che Parigi e Vienna in primis si adeguassero.

Per ora purtroppo riteniamo che la restituzione denunci solo le debolezze delle politiche nazionali.

VENETINET

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