COMUNICATO STAMPA
TRENTINI E SUD TIROLESI: FIGLI DI UN DIO MAGGIORE!
Meno di sette mesi: dal 22 ottobre 2025 al 13 maggio 2026. Tanto è bastato per approvare, con 129 voti favorevoli, nessun voto contrario e 48 astensioni, il disegno di legge costituzionale autonomista di modifica dello Statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol.
L’Assemblea del Senato, in doppia lettura, ha approvato definitivamente il disegno di legge costituzionale n. 1670-B, di iniziativa governativa, recante modifiche allo Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol.
Nessun voto contrario. Nessun ostacolo. Nessuna polemica. Tutto è filato liscio nelle commissioni e nelle aule parlamentari per accogliere le richieste provenienti dai territori trentini e altoatesini di ampliare e rafforzare ulteriormente la propria autonomia.
E non si tratta certo di un semplice ritocco.
Le nuove disposizioni rafforzano competenze legislative in materie strategiche quali, ad esempio, il commercio, il governo del territorio, la gestione dell’energia e la regolamentazione della fauna selvatica. Inoltre, sancisce l’intesa che lo Stato non può impedire di modificare unilateralmente l’autonomia altoatesina, rafforzando ulteriormente le garanzie autonomistiche del territorio. Capito? Unilateralmente!
Un provvedimento di enorme portata per una realtà che già oggi dispone di risorse e poteri significativamente superiori rispetto alle Regioni a statuto ordinario, come il Veneto.
Al termine della votazione è arrivato anche l’applauso dell’intera Aula. Destra, centro e sinistra uniti nel sostegno a questo ulteriore rafforzamento dell’autonomia speciale.
Per noi veneti, stretti tra due Regioni seguite da un Dio Maggiore, dotate di prerogative e risorse ben maggiori, si tratta dell’ennesimo schiaffo istituzionale. Una situazione difficile da comprendere e da accettare.
Era il 22 ottobre 2017 quando il Veneto, e con esso il Bellunese, reclamò con forza maggiore autonomia attraverso il referendum consultivo regionale. Oltre due milioni e mezzo di cittadini (57,3%) si espressero a favore di un profondo cambiamento nei rapporti tra Stato e Regioni, chiedendo maggiori competenze legislative, amministrative, territoriali ed economiche.
Da allora, però, è iniziato un percorso fatto di rinvii, commissioni, tavoli tecnici, incontri e proposte legislative. Si è discusso di LEP, di numero di materie da trasferire… (15- 18 _ 23 – 8…), di procedure e di regolamenti.
Tutte fesserie parlamentari. Intanto sono passati oltre nove anni e dell’autonomia richiesta dai veneti resta ben poco di concreto, solo fuffa.
Mentre per il Trentino-Alto Adige si procede in pochi mesi con una riforma costituzionale di grande rilievo, per il Veneto il percorso sembra non avere mai fine.
I nostri vicini fanno bene a utilizzare gli strumenti politici ed istituzionali del Parlamento e del Governo a loro disposizione, avendo avuto il precedente di Roma Capitale con potere legislativo. Hanno compreso perfettamente cosa significhi autonomia in termini di risorse economiche, trasporti pubblici, gestione del territorio, tutela delle tradizioni, energia e turismo. E utilizzano pienamente il peso dei propri rappresentanti nelle istituzioni nazionali.
E qui?
Qui tutto sembra scorrere nell’indifferenza generale. Si continua a seguire le indicazioni dei partiti nazionali senza una reale capacità di incidere sulle scelte che riguardano il nostro territorio.
Non sorprende, quindi, che numerosi comuni bellunesi confinanti con il Trentino-Alto Adige abbiano manifestato nel tempo la volontà di cambiare appartenenza regionale, come dimostra il caso di Sappada che ha spostato i confini del Veneto! . Oggi anche alcuni comuni confinanti di pianura con il Friuli-Venezia Giulia avanzano richieste analoghe. Un segnale che non può essere ignorato.
Il Consiglio Regionale del Veneto deve affrontare con decisione una questione che evidenzia sempre più le difficoltà operative dei comuni montani, Belluno compresa, nel garantire servizi essenziali ai cittadini mentre, a pochi chilometri di distanza, territori confinanti possono contare su disponibilità finanziarie nettamente superiori.
I 17/18 miliardi di euro che ogni anno escono dal Veneto senza ritornare al territorio contribuiscono ad alimentare lo spopolamento della montagna e l’indebolimento economico della nostra regione.
La proposta di annessione all’autonomia del Friuli-Venezia Giulia oggi all’attenzione del Consiglio Regionale rappresenta l’ennesimo segnale di disagio e un forte richiamo al Parlamento italiano affinché venga finalmente rispettata la volontà espressa dai cittadini veneti nel referendum del 2017.
Se per altri territori l’autonomia viene considerata una risorsa da valorizzare e rafforzare, per il Veneto continua invece a rappresentare una promessa rinviata.
Diversamente dai nostri vicini, che ottengono risposte concrete dalle istituzioni nazionali, noi continuiamo a essere trattati come figli di un Dio minore.
Coordinamento Bellunese LIGA VENETA REPUBBLICA

