Lo Stato Veneto, un modello di civiltà

Facade of Scuola Grande di San Marco (Venice) - Lion of San Marco

Il modo di organizzarsi dello Stato Veneto fu originale, e se alla sua nascita può definirsi una continuazione dello stato romano nel suo evolversi rimase fedele a questa impronta, trovando però via via i modi per migliorarsi e progressivamente rinnovarsi nelle sue manifestazioni.

La continuità fu mantenuta quasi fisicamente con il trasferimento della classe dirigente dalla terraferma in laguna. Questa classe non fu di origine feudale, come nel resto d’Europa (il medioevo, si può dire, non arrivò a Venezia), ma fu un’aristocrazia di funzione, che si carica di molte responsabilità verso lo stato ed i popoli governati, non verso un monarca. Questa classe costruì uno stato originale, plurale più che federale, unito non da ideologie astratte bensì dal prestigio economico, politico, culturale conquistato giorno per giorno sul campo; una classe dirigente ed un’organizzazione dello stato che appaiono assolutamente straordinari anche agli osservatori moderni.

Il successo fu inizialmente imprenditoriale ed economico: la necessità di difendere tale successo costrinse la neonata classe dirigente a sviluppare le funzioni pubbliche che, nascendo al servizio delle attività e della collettività, dovevano per forze essere istituzioni flessibili nella capacità di adattarsi rapidamente al mutare delle esigenze.

Lo stato Veneto non ebbe mai una costituzione scritta, addirittura con pretesa di immutabilità, ma aveva una valenza assimilabile ad una costituzione la Promissione Dogale, il giuramento, cioè, che ogni nuovo doge doveva pronunciare all’atto del suo insediamento e che cambiava, ad ogni nuovo doge, in funzione dei fatti accaduti e delle esigenze che si erano manifestate sotto i dogadi che lo avevano preceduto.

Le comunità nel territorio dello stato erano spesso ad esso preesistenti e venivano mantenute dallo Stato Veneto così com’erano state perché funzionavano, non per disposizioni esterne o superiori.

Bandiera della Magnifica Comunità Cadorina

I cittadini che esprimevano le loro libertà economiche, politiche ecc – non i proclami teorici o ideologici – potevano ambire a diventare promotori di cambiamento.

La flessibilità istituzionale consentì una così lunga durata (non meno di mille e cento anni) a dimostrazione della capacità di adattamento al cambiamento e alla modernità.

Samuel Edward Finer, autorevole storico inglese del secolo scorso, nella sua opera “La storia del governo dai tempi più antichi”, in cui svolgeva un’analisi comparativa tra i sistemi governativi più significativi che si sono succeduti nella storia del mondo fino ai giorni nostri . Alla fine del suo straordinario lavoro Finer arrivò alla conclusione che il miglior sistema di governo della storia sia stato quello della Serenissima Repubblica di Venezia.

Fu alle istituzioni veneziane che la monarchia inglese si ispirò nel XVI secolo, quando il piccolo stato del nord europa iniziava il cammino che lo avrebbe portato a dominare, nel volgere di un paio di secoli, una larga parte del globo. Piccola curiosità: tutt’oggi la Gran Bretagna non ha una costituzione.

È forse da sfatare il mito di Venezia come storia di una interminabile ed estenuante decadenza dettata da una storiografia interessata a spiegare ( e giustificare ) la necessità della scomparsa della Repubblica. Angelo Emo, l’ultimo grande ammiraglio, fu capace, solo pochi anni prima della cosiddetta caduta della Repubblica, di portare avanti una spedizione durata tre anni per mettere al sicuro le rotte navali nel mediterraneo meridionale, di porre sotto assedio navale Tunisi, a 1000 miglia di distanza, e costringere il Bey alla resa.

Come ammiraglio Emo seppe guadagnarsi fama internazionale ma anche i suoi contemporanei Andrea Tron e Andrea Memmo seppero ritagliarsi ruoli prestigiosi nei rapporti con le corti europee.

La continuità di queste istituzioni, realizzata grazie al loro sapersi adattare e perfezionare nel tempo, ebbe come conseguenza la formazione e la trasmissione di un sapere politico e amministrativo riconosciuto, ammirato e talora anche utilizzato nel resto d’Europa nella composizione di conflitti tra stati . Non si può dimenticare il lungo periodo di pace di cui godette la Terraferma Veneta per secoli, per esempio quando la Guerra dei Trent’anni stava distruggendo il resto d’Europa, merito dell’abilità del ceto politico veneto nella trattativa e nella composizione dei conflitti, abilità consolidatasi nei secoli nella classe dirigente che per necessità doveva intrecciare relazioni mercantili e diplomatiche, intavolare trattative commerciali con popoli tra loro molto diversi per religione e usanze sociali.

Non si può dimenticare che la Repubblica fu il primo stato a riconoscere, nel 1784, i neonati Stati Uniti d’America . Nel 1786 una delegazione composta, tra gli altri, da Thomas Moore, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson si recò a Venezia per studiare le leggi della Serenissima cui si ispirarono per scrivere la Costituzione degli Stati Uniti d’America, ancora oggi in vigore.

Noi Veneti non possiamo non manifestare riconoscenza a questa straordinaria classe dirigente per aver da essa ereditato la nostra civiltà, che rappresenta quell’identità di cui andiamo così orgogliosi nel mondo, perché dovunque andiamo, all’estero, ci rendiamo conto che è riconosciuta ed ammirata. È nostro dovere conservarla e tramandarla, resistendo a chi, temendola, la vorrebbe definitivamente tombata nell’oblio.

Articolo scritto da Elvino Comuzzi

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